Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo articolo; perché l’emozione e la commozione sono ancora molto vivi.
Perdere un genitore è una prova durissima da affrontare, anche a un’età in cui i rapporti sono paritari e ci si sente forse un po’ meno figli.
Ma ad Anna Filippicci Bonetti, mia madre, donna straordinaria alla quale devo tantissimo per avermi aiutato a diventare quello che sono oggi, sia come persona sia come professionista, non va solo dedicato il mio affetto di figlio ma anche l’apprezzamento e il riconoscimento per tutto l’impegno e la grande dedizione riservata ai suoi cari e a tutta la comunità di Cremona.
Dare vita all’inanimato: la riscoperta del marmo
Mamma è stata una persona energica, che non si è mai risparmiata e che ha messo tutto quello che aveva in ogni attività che si è trovata ad affrontare nel corso della vita.
In molti l’hanno ricordata come amica, ma qui vorrei mettere in risalto forse l’aspetto che l’ha resa più nota nella nostra città: la sua grande passione per l’arte. Mia madre è stata infatti una grandissima animatrice dell’ambiente culturale della nostra Cremona e grazie al suo impegno e alla sua caparbietà sono stati recuperati e valorizzati importanti spazi della nostra comunità.
Per tanti anni mia madre si è dedicata alla ricerca e allo studio della vita e delle opere del mio bisnonno, Francesco Riccardo Monti, artista cremonese di assoluta maestria la cui opera di scultore è documentata nella nostra città da numerosi monumenti presenti nel cimitero cittadino. Un artista dalla vita avventurosa e poliedrica, forgiata anche dalla permanenza all’estero, la cui influenza è percepibile in tutte le sue realizzazioni.
Ma sono le testimonianze di affetto misto a dolore, di gratitudine per chi non c’è più, plasmate nel marmo delle sculture funerarie ad aver ispirato mia madre nel ricostruire la loro storia e quella dell’artista che le aveva prodotte.
Vi riporto un estratto di un’intervista rilasciata da mia madre, dove spiega l’origine del volume da lei, curato, “L’orto dei marmi”:
“Il proposito di dedicarmi alla ricerca sorse in me per affinità spirituale, quando, anni or sono, vidi parte delle sue opere cimiteriali: pensai che quei monumenti fossero un prezioso tesoro artistico della città di Cremona, che meritavano di essere conosciuti ed apprezzati da tutti”.
Mia madre, il cui animo era sensibile al bello, ha intravisto il cuore celato in quei marmi e ha fatto sì che tutti potessero goderne: ha lavorato ore affinché le opere potessero essere fruibili e ancora oggi, se il nome di Francesco Riccardo Monti è noto, in parte si deve proprio a lei.
Una donna, mia madre, sempre in prima linea per la diffusione della cultura e della divulgazione e che non ha fatto mai mancare il sostegno alle iniziative sul territorio.
E non ha fatto mai mancare il sostegno a me, incoraggiandomi a seguire con dedizione e scrupolosità le mie passioni e i miei obiettivi, dandomi sempre preziosi consigli e anche qualche buona sgridata.
Ciò che vorrei gli altri ricordassero di lei, oltre questa sua grande passione artistica, è l’inesauribile energia con cui mia madre affrontava ogni sfida, sia personale che sportiva: tanti infatti la ricordano come tifosa sfegatata delle squadre di pallacanestro che ho seguito. Era impossibile non venir fagocitati dal suo entusiasmo, che illuminava tutti, sia nei circoli artistici che nei palazzetti, e non era facile resistere nemmeno alle sue critiche!
Mi ha fatto capire l’importanza di impegnarsi per valorizzare il meglio che abbiamo intorno, in tutti i campi.
Per questo la ringrazio e le dico ancora che mancherà moltissimo, a tutti.
Non potevo avere madre migliore.