Un’epopea sportiva partita da zero e arrivata alla gloria della pallacanestro italiana. Sembra una favola, ma è frutto di intuizione, impegno e tanta passione
Primavera 2000, Trattoria Mellini di Cremona.
Io, Luca, Marco e Paolo… no, non siamo i quattro evangelisti e non ci troviamo al bar, ma agli inizi di una storia che conta proprio quattro amici appassionati della palla a spicchi che, quasi per gioco, decidono di dare un contributo alla pallacanestro cremonese, in particolare alla vecchia e gloriosa Ju.Vi. Cremona che in quel momento attraversava un momento di difficoltà e militava in Serie C2.
La nostra voglia di impegnarci ci spinge quindi a prendere contatti con il mitologico dirigente Bruno Aimi, tristemente scomparso in questi giorni, ma in quel primo incontro non si riesce a concludere granché.
A quel punto, ormai presi dall’idea e dall’entusiasmo di poter fare qualcosa, contattiamo un nostro amico, Enzo, che al tempo possedeva un titolo di promozione (allora la categoria più bassa della pallacanestro, equivalente della serie Z): gli parliamo del nostro progetto di “divertirci” un po’ con la pallacanestro e così partono i Cremona Warriors.
Dopo essere stato giocatore, arbitro e allenatore… in pratica, un tuttofare della pallacanestro, ricopro per la prima volta il ruolo di presidente di una squadra.
Insieme ad Enzo cerchiamo quindi di dare una forma più concreta e definita a quel progetto partito per gioco, con l’ambizione di scalare almeno un paio di categorie.
Il primo anno della nostra avventura si conclude con la vittoria del campionato di promozione della zona Cremona-Mantova in una finale secca a Pralboino contro l’Ostiglia.
Eroi di quella partita sono stati Federico Zovadelli, un ragazzo che avevo allenato io e che chiamavo la “risposta cremonese” a Tony Kukoc, ovvero al giocatore dei Chicago Bulls, la prima stella europea a giocare stabilmente in NBA insieme a Michael Jordan, e “Sasso” Stagnati, noto per avere una mano così ineducata che c’era sempre il rischio che crollasse il vetro tanto appoggiava “delicatamente” la palla al tabellone, e ancora “Matteino” Becchi… un bel gruppo che prometteva (e ci ha dato) grandi soddisfazioni. Non dimenticando, ovviamente, Alberto Zagni, cecchino infallibile degli anni d’oro della Ju.Vi. che ha dato un contributo fondamentale in quel momento.
L’anno successivo partiamo in Serie D con lo stesso allenatore, Pier Cantarini.
Crediamo che quello sia un anno di transizione, ma all’inizio le cose si mettono male, in particolare sotto la spinta di Paolo. È necessaria una svolta: decidiamo quindi di mettere come capo allenatore Marco, che era stato per molti anni mio vice quando allenavo la Ju.Vi. Cremona, e Paolo come vice.
Io divento il loro osservatore.
Un assetto potremmo dire “casalingo”: io andavo a vedere le partite delle altre squadre, soprattutto della zona bresciana, prendevo appunti e poi li riferivo a loro, che preparavano tatticamente la partita.
Questo è anche l’anno in cui compio il mio primo acquisto di un giocatore straniero (al quale poi ne seguiranno tanti altri): l’argentino Fabricio Massari, che sarà uno dei grandi artefici del campionato vincente di Serie D insieme ai fratelli Zagni (Alberto e Andrea) e ai confermati Stagnati e Zovadelli e agli inserimenti Mauro Grassi e Davide Mantovani.
Con questa squadra di belle speranze e con forse uno zampino del caso (della fortuna, dell’imprevedibilità dello sport… ognuno è libero di definirlo come vuole!) la coppia allenatrice Marco – Paolo porta la squadra a vincere tutte le partite e ad arrivare alla finale a quattro a Cassano D’Adda per la promozione in C2.
Vinciamo due partite su tre, ma a causa della differenza canestri non veniamo immediatamente promossi. Ma non dobbiamo aspettare molto per la bella notizia: la settimana dopo ci informano che tutte e tre le squadre che avevano ottenuto quattro punti alle finali sono state promosse e quindi ci prepariamo al nostro salto in C2.
Questa era la stagione 2002-2003.
Anno 2003 – 2004
Il nostro primo anno in C2 (2003-2004) ci dice forte e chiaro quanto avessimo bisogno di organizzarci meglio: diventa quindi un anno di consolidamento, per assestarci nel nuovo campionato e non fare voli pindarici.
La società ha bisogno di solidità e di una struttura per poter competere ad armi pari con le altre squadre nella nuova categoria: questa riflessione ci spinge a prendere una coppia di allenatori di provata esperienza come Davide Violi e Alessandro Motta che arrivano da Brescia.
Per avere una squadra il più competitiva possibile per il primo anno arrivano anche nuovi giocatori importanti come Stefano Chiari, soprannominato L’airone di Collebeato, o Pepo Pesenti da Gardone Valtrompia, insieme a Max Roversi e Michi Merigo. Arruoliamo anche il nostro secondo giocatore straniero, il senegalese Djarka Ndiaye, oltre al confermato Fabricio Massari.
E inseriamo il centro Nicola Contini, che sarà poi premiato come il miglior numero 5 della stagione insieme al veterano Beppe Monferroni.
Abbiamo una squadra ben assemblata e coesa. E che cosa succede? Succede che facciamo un campionato straordinario, vinciamo la stagione regolare e approdiamo ai play-off.
In semifinale play off ci troviamo di fronte la CMB Rho, squadra lombarda allenata da Dante Gurioli, personaggio famosissimo della pallacanestro italiana.
Vinciamo? Sì, vinciamo e andiamo in finale per il passaggio diretto in C1 con la squadra di Lesmo.
Le finali si tengono alla Forti e Liberi di Monza.
È il 24 giugno. Un caldo che dire asfissiante non rende l’idea.
Da una settimana ci si allena con palloni diversi dai soliti perché la federazione ha deciso di usare la palla a spicchi bianchi e azzurri che usavano le squadre femminili…
Navigando tra questi ostacoli, arriva la finale.
Che si rivela una partita terribile, che perdiamo con un punteggio bassissimo (qualcosa come 49 a 45 per Lesmo). Niente canestri, nessun movimento; era un’agonia.
Ci aspetta però un eventuale ripescaggio in C1, ma anche qui il caso interviene in modo del tutto inatteso: Lesmo di Ambrogio Antosti e Franco Ianni ci contatta dichiarando di rinunciare alla promozione nella categoria superiore. Di fatto, per il terzo anno di fila vinciamo in campionato e scaliamo la categoria.
E dopo soli tre anni ci troviamo nel basket che conta.
L’avventura in C1
Dovendo affrontare un campionato molto difficile e competitivo, come presidente chiedo a Davide Violi di restare alla guida della squadra. Inaspettatamente però Violi rinuncia all’incarico, ma mi suggerisce di assumere Marco Zanchi da Asola. Nel frattempo, decidiamo anche di dare un nuovo nome alla squadra: non siamo più i Cremona Warriors ma Cremona Basket.
Le previsioni sulla C1 sono tutte giuste: è un ambiente molto duro, dove la competizione si fa strenua e dove si incontrano squadre che lottano senza quartiere per salire come la Maxerre Voghera ma anche vecchie conoscenze: nello stesso campionato infatti milita anche la Ju.Vi, per la quale avevamo fatto tutto agli inizi della nostra avventura cestistica. Abbiamo la nostra storia come avversaria.
Con un notevole sforzo economico decidiamo anche di rafforzare il roster, acquistando da Treviglio il playmaker Stefano Scalvini; aggiungiamo anche l’ala alta tiratrice Paolo Denti, reduce da diverse promozioni dalla C1 alla B2; e prendiamo Stefano “Ninì” Salardi, il guerriero di Legnano, oltre alla guardia tiratrice Cristian Prederi e ai due giovani talentuosi Accini e Segolini.
Dal gruppo della C2 riconfermiamo Pesenti, Chiari, Roversi e Monferroni ma purtroppo dobbiamo abbandonare i giocatori stranieri, dal momento che le regole federali ci impediscono di riconfermarli.
La nostra avventura in C1 comincia molto bene: in estate vinciamo il prestigioso Trofeo Toninelli a Piadena (la squadra di casa era la terza tra le cremonesi che ambivano al passaggio in B, le altre erano Voghera e Ju.Vi. Cremona) e il campionato vero e proprio ci vede vittoriosi nelle prime cinque partite, finché non incontriamo sulla nostra strada Voghera.
È il nostro match principale. Lo perdiamo.
Da quel momento inizia un periodo di alti e bassi.